Processo telematico errato registro istanza rimessione in termini

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Deposito telematico ultimo giorno - errore materiale - erronea indicazione del registro - sanabilità - tempestività del deposito

 

Tribunale Pescara, civile
Ordinanza 2 ottobre 2015

 

Massima 

Istanza di rimessione in termini - Comparsa di costituzione - Deposito telematico - Messaggio di rifiuto dell'atto - Decadenza imputabile al sistema telematico - Caso di specie - Tempestività della costituzione in giudizio

 

A fronte di un deposito telematico della comparsa di costituzione tempestivo, effettuato con esito positivo, cui sia seguito, successivamente allo spirare del termine finale per la tempestiva costituzione in giudizio, un messaggio da parte del sistema telematico di atto rifiutato per un errore materiale di indicazione del numero di fascicolo di destinazione dell'atto in questione, la parte convenuta deve ritenersi incorsa in una decadenza per causa imputabile essenzialmente ad un difetto del predetto sistema. Ed infatti, un sistema telematico dovrebbe essere in grado di segnalare all'interessato un mero errore materiale, come sarebbe perfettamente in grado di rilevare immediatamente l'operatore dello sportello della cancelleria competente. Ciò è quanto accertato nella fattispecie, ove, pertanto, in accoglimento dell'istanza di rimessione in termini formulata dal difensore di parte convenuta ai sensi dell'art. 153, comma 2, c.p.c., si dichiarava la tempestività della costituzione in giudizio della medesima.

Integrale

Processo civile telematico - Deposito telematico - Controlli automatici terminati con successo - Successivo atto rifiutato per deposito fascicolo errato - Decadenza dei termini imputabile al sistema telematico - Rimessione in termini - Istanza accolta

 

TRIBUNALE ORDINARIO di PESCARA

SEZIONE CIVILE

Il Giudice dott. Carmine Di Fulvio, a scioglimento della riserva che precede, ritenuto di poter accogliere l'istanza di rimessione in termini formulata dal difensore di parte convenuta ai sensi dell'art. 153 comma 2 c.p.c. in quanto dagli atti prodotti a supporto di detta istanza risulta che il termine finale per la tempestiva costituzione in giudizio della parte convenuta è scaduto (il 26.6.2015) per causa non imputabile a tale parte;

ed invero:

1) la comparsa di costituzione e risposta della convenuta è stata inviata telematicamente entro detto termine finale, segnatamente il 26.6.2015 alle 16,33, con esito di "controlli automatici deposito terminati con successo",

2) solo il 1.7.2015 è pervenuto al difensore di parte convenuta il messaggio di "atto rifiutato per deposito fascicolo errato" e, pertanto, detto difensore ha nuovamente provveduto a trasmettere per via telematica la citata comparsa di risposta, ma quando ormai il termine del 26.6.2015 era spirato;

3) dunque il banale errore materiale di indicazione del numero del fascicolo di destinazione del suddetto atto difensivo è stato segnalato dal sistema telematico solo il 1.7.2015, anziché immediatamente, come dovrebbe avvenire se tale sistema fosse ideato e realizzato in modo da funzionare adeguatamente e cioè con efficienza quantomeno pari a quella umana in operazioni automatizzabili;

in proposito si osserva, infetti, che qualsiasi operatore addetto ad uno sportello di Cancelleria, all'atto di ricevere una comparsa di risposta sarebbe perfettamente in grado di rilevare immediatamente, semplicemente incrociando i dati relativi ai nominativi delle parti in causa e al numero della causa, l'indicazione erronea del numero del fascicolo da parte del depositante l'atto e di segnalarglielo, sicché identica capacità si può e si deve pretendere da un sistema telematico;

4) pertanto si può ritenere che parte convenuta sia incorsa in una decadenza per causa imputabile essenzialmente ad un difetto del predetto sistema, inidoneo a segnalare all'interessato un semplice errore materiale, come tale non meritevole di essere sanzionato con una decadenza processuale;

p.q.m.

in accoglimento della predetta istanza di rimessione in termini, dichiara la tempestività della costituzione in giudizio di parte convenuta;

consideratogli il procuratore di parte attrice ha chiesto la concessione dei termini di cui all'art. 183 (comma 6 c.p.c.), assegna alle parti tali termini, con decorrenza iniziale dal 20.10.2015 (giorno da computare nei termini) e rinvia la causa per la valutazione delle eventuali richieste istruttorie all'udienza del 9.2.2016 ore 10,30.

Manda alla Cancelleria per la comunicazione della presente ordinanza alle parti.

Così deciso in Pescara, il 2 ottobre 2015.

Depositata in Cancelleria il 2 ottobre 2015.

Locazione immobiliare - Anticipata cessazione del rapporto - Sentenza di appello - Notifica dell'atto mediante deposito - Indicazione dell'indirizzo Pec - Introduzione della previsione normativa di obbligatorietà della notifica telematica - Ipotesi di con

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMBROSIO Annamaria - Presidente

Dott. OLIVIERI Stefano - rel. Consigliere

Dott. ROSSETTI Marco - Consigliere

Dott. DELL'UTRI Marco - Consigliere

Dott. PELLECCHIA Antonella - Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10057-2014 proposto da:

PROVINCIA DI COSENZA, in persona del Presidente e legale rappresentante in carica, On.le (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell'avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS) giusta procura in calce al ricorso;

- ricorrente -

contro

(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell'avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dall'avvocato (OMISSIS) giusta procura in calce al controricorso;

- controricorrenti -

avverso la sentenza n. 1337/2013 della CORTE D'APPELLO di CATANZARO, depositata il 17/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 07/10/2016 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVIERI;

udito l'Avvocato (OMISSIS);

udito l'Avvocato (OMISSIS);

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PRATIS Pierfelice, che ha concluso per l'improcedibilita' in subordine rigetto del ricorso.

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Paola con sentenza 16.4.2013, ritenuta inefficace, in difetto dei presupposti di legge ex articolo 27 LEC, la disdetta comunicata dalla Provincia di Cosenza per anticipata cessazione del rapporto di locazione di immobile, destinato a sede dell'Istituto alberghiero di Stato, intrattenuto con gli eredi dei locatori (OMISSIS) e (OMISSIS) ed oggetto del contratto stipulato il 25.6.1990, e ritenuto altresi' giustificato il rifiuto dei locatori di ricevere la consegna dell'immobile che presentava danni e modifiche non autorizzate, condannava l'ente pubblico al risarcimento dei danni e quindi al pagamento delle somme necessarie ai lavori di ripristino dell'immobile deteriorato e danneggiato, al pagamento dell'indennita' di occupazione ex articolo 1591 c.c. dalla data 16.10.2006 di scadenza della naturale del rapporto fino alla pubblicazione della decisione, al pagamento della ulteriore indennita' per diciotto mesi, tempo necessario alla esecuzione dei lavori.

La decisione veniva parzialmente riformata dalla Corte d'appello che con sentenza 17.10.2013 n. 1337: 1- riconosceva non dovuto il risarcimento corrispondente alle spese (Euro 322.701,19) per lavori di manutenzione straordinaria (rifacimento intonaco esterno e manto copertura terrazzo), in quanto gravanti esclusivamente sul locatore ai sensi dell'articolo 1576 c.c., non incidendo sulla ripartizione degli obblighi ex lege l'omesso avviso ex articolo 1577 c.c. da parte dell'ente conduttore; 2- accertava la legittimita' del rifiuto dei locatori a ricevere la consegna dell'immobile, in condizioni di degrado tali, accertate in esito alla c.t.u., da richiedere ingenti lavori di ripristino, con conseguente responsabilita' della Provincia in mora nell'adempimento della obbligazione ex articolo 1590 c.c..

La Provincia di Cosenza ha impugnato per cassazione la sentenza, che dichiara non esserle stata notificata, deducendo con due motivi vizi di errori di diritto e vizio di motivazione.

Resistono con controricorso (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) che eccepiscono la improcedibilita' del ricorso per violazione dell'articolo 369 c.p.c., comma 2, n. 2) e la inammissibilita' del ricorso in quanto tardivamente notificato, assumendo che la sentenza di appello era stata ritualmente notificata, in data 10.1.2014, ai procuratori costituti dell'ente pubblico, presso la Cancelleria della Corte d'appello.

RAGIONI DELLA DECISIONE

I resistenti hanno eccepito la inammissibilita' e la improcedibilita' del ricorso per cassazione ex articolo 369 c.p.c., comma 2, n. 2), non avendo l'ente ricorrente prodotto la sentenza impugnata autenticata corredata della relata di notifica ed essendo stato notificato il ricorso in data 17.4.2014 oltre il decorso del termine breve ex articolo 325 c.p.c..

Sostengono che la Provincia, diversamente da quanto dalla stessa allegato in tale atto, non ha riferito che la sentenza di appello le era stata ritualmente notificata in data 10.1.2014, mediante deposito presso la Cancelleria della Corte d'appello di Catanzaro, non avendo eletto i difensori dell'ente pubblico domicilio nel comune in cui aveva sede l'Ufficio giudiziario (Corte appello di Catanzaro) ai sensi del Regio Decreto n. 37 del 1934, articolo 82.

Il ricorso principale deve essere dichiarato inammissibile in quanto proposto oltre il termine breve di decadenza ex articolo 325 c.p.c., comma 2 e articolo 326 c.p.c., comma 1: la sentenza di appello, giusta certificazione del funzionario della Cancelleria della Corte d'appello di Catanzaro, risulta notificata, ai fini della decorrenza del termine breve in data 10.1.2014, mentre il ricorso principale e' stato notificato in data 17.4.2014, oltre la scadenza alla data 11.3.2014 del termine perentorio di giorni 60.

Occorre premettere che, la notifica della sentenza di appello e' stata eseguita alla Provincia di Cosenza presso la Cancelleria della Corte d'appello di Catanzaro, non essendo stata fatta dai difensori della parte elezione di domicilio nella circoscrizione in cui aveva sede l'ufficio del Giudice adito e trovando in conseguenza applicazione il Regio Decreto 22 gennaio 1934, n. 37, articolo 82 secondo cui "1. (I procuratori: da intendersi sostituito, ai sensi della L. n. 27 del 1997, con "gli avvocati"), i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del Tribunale al quale sono assegnati, devono, all'atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l'autorita' giudiziaria presso la quale il giudizio e' in corso.

2. In mancanza della elezione di domicilio, questo si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorita' giudiziaria".

Non osta alla ritualita' della indicata notifica della sentenza, ai fini del decorso del termine breve di impugnazione, la disciplina normativa che ha richiesto al difensore di indicare negli atti difensivi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), introdotta dal Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138, articolo 2, comma 35 ter, lettera a), conv. in L. 14 settembre 2011, n. 148, nonche' dalla L. 12 novembre 2011, n. 183, articolo 25 comma 1, lettera a), che hanno modificato -con efficacia dall'1.2.2012- l'articolo 125 c.p.c. e l'articolo 366 c.p.c., comma 2, (indirizzo PEC coincidente con quello comunicato al Consiglio dell'Ordine ex Decreto Legge n. 185 del 2008), ed ancora dal Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 conv. in L. 17 dicembre 2012, n. 221 che ha reso obbligatorie le comunicazioni e le notificazioni telematiche. Tale disciplina e' stata interpretata sistematicamente dalla SS.UU. di questa Corte che hanno rilevato come la disposizione dell'articolo 366 c.p.c., comma 2, dettata per il giudizio di legittimita', secondo cui la notifica mediante deposito dell'atto presso la Cancelleria della Corte di cassazione era da considerare valida esclusivamente nel ricorso di entrambe le condizioni negative della omessa elezione di domicilio in Roma della omessa indicazione dell'indirizzo PEC, esprimesse un principio di carattere generale, evidenziando come la indicazione dell'indirizzo PEC si ponesse in aggiunta all'onere di elezione del domicilio, assolvendo entrambe alla medesima funzione di assicurare la speditezza delle notificazioni e comunicazioni del processo, con la conseguenza che anche nel giudizio di merito la ritualita' della notifica degli atti mediante deposito in Cancelleria rimane subordinata alla mancanza di entrambe le condizioni predette: se, pertanto, non e' stato eletto domicilio, ai sensi del Regio Decreto n. 37 del 1934, articolo 82 ma risulta indicato l'indirizzo PEC, la notificazione va eseguita presso tale indirizzo e quindi la notifica in Cancelleria deve essere dichiarata invalida (cfr. Corte cass. SSUU 20.6.2012 n. 10143). La notifica in Cancelleria puo' essere, tuttavia, validamente eseguita se la notifica telematica all'indirizzo PEC non riesce, in quanto il servizio "genera un avviso di mancata consegna", ossia fornisce risposta che la notifica non si e' potuta effettuare per malfunzionamento della casella elettronica per fatto imputabile al titolare dell'indirizzo PEC (regolamento DM 44/2011): ma in tal caso e' richiesta anche la pubblicazione nel "portale dei servizi telematici" (Decreto Legge n. 112 del 2008, articoli 34 e 51 conv. L. n. 133 del 2008) dell'avviso di avvenuta notifica con deposito in Cancelleria.

Tanto premesso dall'esame del ricorso proposto in appello dalla Provincia di Cosenza depositato presso la Cancelleria della Corte d'appello di Catanzaro in data 17.5.2013, emerge dalla procura ad litem rilasciata a margine dell'atto che il Presidente dell'ente territoriale aveva conferito il "jus postulandi" all'avv. (OMISSIS) ed all'avv. (OMISSIS), dichiarando di eleggere domicilio "presso la sede dell'Ente in Cosenza P.zza XV Marzo n. 1". La elezione di domicilio veniva altresi' ripetuta nella intestazione del ricorso ("La Provincia di Cosenza...., domiciliata presso la sede dell'Ente, in Cosenza P.zza XV Marzo n. 1,..."). Dalla medesima intestazione del ricorso in appello, risulta che i predetti difensori avevano indicato il proprio indirizzo PEC, e l'avv. (OMISSIS) aveva indicato anche il proprio numero di FAX, ma entrambi chiedendo "espressamente che eventuali comunicazioni vengano trasmesse al numero fax od indirizzo PEC".

Orbene questa Corte ha gia' avuto modo di esaminare -anteriormente alla introduzione della previsione normativa di obbligatorieta' della notifica telematica: Decreto Legge n. 179 del 2012, articolo 16 sexies conv. in legge n. 221/2012, introdotto dal Decreto Legge n. 114 del 2014, articolo 52 conv. in L. n. 114 del 2014, non applicabile alla fattispecie in esame- la ipotesi di concorrente indicazione nell'atto difensivo, da parte del difensore, dell'indirizzo PEC e del domicilio eletto, presso i quali ricevere le comunicazioni e le notificazioni degli atti processuali (cfr. Corte cass. Sez. 6 - 3, Sentenza n. 25215 del 27/11/2014; id. Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 14969 de 16/07/2015; id. Sez. 6 - 2, Sentenza n. 22892 del 10/11/2015; id. Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 2133 del 03/02/2016 -in motivazione-; id. Sez. 2 - I Sentenza n. 23412 del 17/11/2016), rilevando:

a) che l'indicazione della PEC, prevista per rendere piu' agevoli le comunicazioni di Cancelleria, non rende inapplicabile l'intero insieme delle norme e dei principi sulla domiciliazione nel giudizio, non potendo obliterarsi la volonta' espressamente manifestata dalla stessa parte o dal suo difensore diretta a designare l'elemento topografico dell'elezione di domicilio in maniera compatibile con le regole del processo;

b) che la PEC costituisce, dunque, oggetto di un'informazione di carattere aggiuntivo finalizzata alle comunicazioni di cancelleria, e che e' destinata surrogarsi, anche agli effetti della notifica degli atti, ad una domiciliazione mancante, ma non gia' a prevalere su di una domiciliazione che il difensore abbia volontariamente effettuato;

c) che tale scelta volontaria prevaleva anche nel caso di elezione di domicilio ex lege presso la cancelleria del giudice adito, in conformita' del Regio Decreto n. 37 del 1934, articolo 82;

d) che se la indicazione dell'indirizzo PEC, senza ulteriori specificazioni, individuava il luogo virtuale cui dovevano essere effettuate tanto le "comunicazioni", quanto le "notificazioni" degli atti processuali, diversamente la espressa destinazione del luogo virtuale soltanto alla ricezione delle "comunicazioni" di Cancelleria, se accompagnata da una elezione di domicilio - tanto piu' se in luogo diverso da quella dello studio del procuratore ad litem -, concentrava esclusivamente sul domicilio eletto il luogo di destinazione delle "notificazioni": con la conseguenza che, qualora il luogo indicato non fosse ricaduto nella circoscrizione dell'Ufficio giudiziario, doveva ritenersi valida la notifica eseguita mediante deposito dell'atto presso la Cancelleria Regio Decreto n. 34 del 1937, ex articolo 82.

Orbene la Provincia (cosi' come nel ricorso per cassazione) nell'atto di appello ha effettuato autonoma elezione di domicilio presso la sede legale dell'ente (dunque in luogo diverso da quello indicato nel Regio Decreto n. 37 del 1934, articolo 82: nella specie, nell'ambito della circoscrizione della Corte d'appello di Catanzaro), con la conseguenza che l'indicazione, nello stesso atto di appello, anche dell'indirizzo PEC dei legali "non domiciliatari", accompagnata dalla esplicita richiesta di ricevere cola' soltanto le "comunicazioni", assume rilevanza (cosi' come nel ricorso per cassazione) esclusivamente ai fini delle "comunicazioni" di Cancelleria ex articoli 134 e 135 c.p.c. e articolo 176 c.p.c., comma 2, ma non anche ai fini delle "notificazioni", dovendo pertanto ritenersi correttamente e validamente eseguita la notifica della sentenza di appello (ex articoli 170 e 285 c.p.c.) presso la Cancelleria della Corte d'appello di Catanzaro.

Pertanto, perfezionatasi in data 10.1.2014 la notifica della sentenza di appello n. 1337/2013 mediante deposito presso la Cancelleria del Giudice a quo, ai sensi del Regio Decreto n. 34 del 1937, articolo 82, come da attestazione del predetto Ufficio di Cancelleria in data 22.3.2014, ne segue che il ricorso per cassazione proposto dalla Provincia di Cosenza e notificato in data 17.4.2014, oltre il termine di decadenza ex articolo 325 c.p.c., comma 2 e articolo 326 c.p.c., comma 1, deve essere dichiarato inammissibile.

La parte ricorrente va condannata alla rifusione delle spese del giudizio di legittimita' liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento in favore dei controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimita', che liquida in Euro 12.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, articolo 1, comma 17, da' atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13.

Processo amministrativo telematico - Ricorso redatto in formato nativo digitale - Conformità al disposto dell'art. 12, comma 1, lett. a), delle specifiche tecniche (Allegato A del d.P.C.M. n. 40 del 2016) - Privo di sottoscrizione con firma digitale - Nul

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

Sezione Prima

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;

sul ricorso numero di registro generale 2380 del 2017, proposto da:

Consorzio Stabile Pu. Ca., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Ba. De. Du., con domicilio eletto presso il suo studio in Napoli, via (...);

contro

Ac. Ca. s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Fa. Ro., con domicilio eletto presso il suo studio in Napoli, via (...);

per l'annullamento

del provvedimento del 9 maggio 2017 prot. n. 790/2017 di esclusione della ricorrente dalla procedura di gara volta all'affidamento dei lavori di "Ristrutturazione funzionale dell'Acquedotto Campano. Sistema di alimentazione della penisola Sorrentina e dell'Isola di Capri. Rifunzionalizzazione del sistema di adduzione da (omissis) a (omissis) e alimentazione dei Comuni di (omissis) e (omissis)".

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ac. Ca. s.p.a.;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 21 giugno 2017 il dott. Gianluca Di Vita e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

Parte ricorrente impugna, previa richiesta di sospensione cautelare, il provvedimento di esclusione disposto nei propri confronti dalla Ac. Ca. s.p.a. nell'ambito della gara indetta per la "Ristrutturazione funzionale dell'acquedotto Campano. Sistema di alimentazione della penisola Sorrentina e dell'isola di Capri. Rifunzionalizzazione del sistema di adduzione da (omissis) a (omissis) e alimentazione dei Comuni di (omissis) e (omissis)" con importo complessivo di euro 2.997.183,20 oltre Iva.

In particolare, al Consorzio ricorrente è stato contestato il mancato possesso dei requisiti soggettivi richiesti dal punto 4.3 del disciplinare di gara e, segnatamente, delle certificazioni ISO 14001/2004 (Sistema di Gestione Ambientale) e OHSAS 18001 (Sistema di Salute e Sicurezza) di cui, viceversa, è titolare la sola impresa consorziata esecutrice Ed. Gl. s.r.l..

A sostegno del gravame parte ricorrente deduce un unico motivo di diritto con il quale, in sintesi, assume l'ultravigenza della disciplina prevista in materia dal D.Lgs. n. 163/2006, nelle more dell'adozione delle linee guida Anac (rectius del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti da adottare, su proposta dell'Anac) circa i requisiti che devono essere posseduti dai concorrenti. Tanto in forza dell'art. 83, comma 2 ultimo periodo, del D.Lgs. n. 50/2016 dal quale si evince che, fino all'adozione delle predette linee guida, continua ad applicarsi l'art. 81 del D.P.R. n. 207/2010 (cfr. art. 216, comma 14, del D.Lgs. n. 50/2016) il quale, sua volta, rinvia all'art. 36, comma 7 del previgente codice appalti di cui al D.Lgs. n. 163: applicando tale previsione ("Il consorzio stabile si qualifica sulla base delle qualificazioni possedute dalle singole imprese consorziate"), il Consorzio ricorrente potrebbe legittimamente usufruire delle certificazioni possedute dalla propria impresa consorziata.

La ricorrente conclude con le richieste di accoglimento del ricorso e di conseguente annullamento del provvedimento impugnato e, in via subordinata, per il risarcimento del danno per equivalente monetario per l'eventualità che non sia possibile la reintegrazione in forma specifica.

Si è costituita Ac. Ca. s.p.a. che si oppone all'accoglimento del ricorso.

L'amministrazione rileva che il previgente art. 47, comma 2, del D.Lgs. n. 50/2016, prima della novella attuata con il correttivo D.Lgs. 56/2017, recitava "Per i primi cinque anni dalla costituzione, ai fini della partecipazione dei consorzi di cui all'articolo 45, comma 2, lettera c), alle gare, i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi previsti dalla normativa vigente posseduti dalle singole imprese consorziate esecutrici, vengono sommati in capo al consorzio". Quindi, prosegue l'ente, la disposizione di favore operava solo per i consorzi neocostituiti e non poteva viceversa applicarsi al Consorzio ricorrente il quale è stato istituito nel 2000, quindi da più di 5 anni.

Ac. Ca. s.p.a. aggiunge che l'istante non potrebbe giovarsi della novella - siccome approvata solo dopo la scadenza del termine per la presentazione delle offerte (12 aprile 2017) - di cui al D.Lgs. n. 56 del 19 aprile 2017 che ha modificato l'art. 47 del D.Lgs. n. 50/2016 ("I consorzi di cui agli articoli 45, comma 2, lettera c), e 46, comma 1, lettera f), al fine della qualificazione, possono utilizzare sia i requisiti di qualificazione maturati in proprio, sia quelli posseduti dalle singole imprese consorziate designate per l'esecuzione delle prestazioni, sia, mediante avvalimento, quelli delle singole imprese consorziate non designate per l'esecuzione del contratto. Con le linee guida dell'ANAC di cui all'articolo 84, comma 2, sono stabiliti, ai fini della qualificazione, i criteri per l'imputazione delle prestazioni eseguite al consorzio o ai singoli consorziati che eseguono le prestazioni").

La parte resistente conclude quindi per l'infondatezza e la conseguente reiezione del gravame.

Alla camera di consiglio del 21 giugno 2017 il Collegio si è riservato di definire il giudizio con sentenza in forma semplificata ai sensi degli artt. 60 e 74 del codice del processo amministrativo, essendo maturo per la decisione di merito, integro il contraddittorio, completa l'istruttoria, avendone dato avviso ai difensori presenti e sussistendo gli altri presupposti di legge.

Infine, la causa è stata trattenuta in decisione.

Preliminarmente occorre dare atto che il ricorso depositato in atti in data 9.06.2017, pur redatto in formato nativo digitale conforme al disposto dell'art. 12 lett. a) delle specifiche tecniche (Allegato A del D.P.C.M. n. 40/2016), è privo di sottoscrizione con firma digitale, in violazione dell'art. 136 comma 2 bis del c.p.a. e dell'art. 9, comma 1, del D.P.C.M. n. 40/2016 (Regolamento recante le regole tecnico-operative per l'attuazione del processo amministrativo). Infatti, benché l'atto riporti a margine l'indicazione "firmato digitalmente da Ba. De. Du.", il software Adobe Acrobat Reader in dotazione non ha rilevato l'esistenza della firma digitale a conferma del fatto che lo stesso non risulta sottoscritto secondo le disposizioni sul p.a.t. e del Codice dell'amministrazione digitale.

Tuttavia nella specie, tale vizio non risulta suscettibile di comportare l'insanabile nullità dell'atto per mancanza di sottoscrizione ex art. 42 c.p.a. (cfr. Tar Campania, Napoli, sez. I n. 1694/2017) alla luce delle argomentazioni formulate da questo T.A.R. (Sez. II, n. 1053/2017) che, anche tenuto conto del principio di raggiungimento dello scopo, ha ritenuto non infirmante la mancata apposizione della firma digitale al ricorso da parte del difensore allorquando, come nel caso in esame, l'atto cartaceo notificato alla controparte rechi l'autenticazione in calce del mandato e la relata di notifica sia sottoscritta in maniera autografa dal difensore, onde non possa dirsi che l'atto notificato non sia inequivocamente riferibile al procuratore (cfr. anche Cass. Civ., Sez. VI, n. 1275/2011).

Sussistono poi ulteriori elementi che consentono di imputare il ricorso al difensore costituito, quali le firme digitali per asseverazione apposte dal medesimo sulle copie digitali per immagini della procura speciale alle liti conferita su supporto analogico e del ricorso notificato alla controparte processuale a mezzo posta ordinaria ex l. n. 53/1994. In ogni caso, va rilevato che la costituzione dell'intimata amministrazione elide il vizio ai sensi dell'art. 44, comma 3, del c.p.a..

Nel merito, il ricorso è fondato.

Come noto, il modulo associativo del "consorzio stabile", già delineato dall'art. 36 del D.Lgs. n. 163/2006 e attualmente disciplinato dall'art. 45, comma 2, lett. c) del D.Lgs. n. 50/2016 dà vita ad un soggetto giuridico autonomo, costituito in forma collettiva e con causa mutualistica, che opera in base ad uno stabile rapporto organico con le imprese associate.

In forza di tale rapporto, nel previgente quadro normativo, era previsto che detto Consorzio potesse giovarsi, senza dover ricorrere all'avvalimento, degli stessi requisiti di idoneità tecnica e finanziaria delle consorziate stesse, secondo il criterio del "cumulo alla rinfusa" (art. 36, comma 7, del D.Lgs. n. 163/2006) cosicché il medesimo poteva scegliere di provare il possesso dei requisiti medesimi con attribuzioni proprie e dirette oppure con quelle dei consorziati.

In tal senso deponevano inequivocabilmente sia l'art. 36, comma 7, del D.Lgs. n. 163/2006, per cui "il consorzio stabile si qualifica sulla base delle qualificazioni possedute dalle singole imprese consorziate", sia l'art. 94 del D.P.R. 207/2010 in base al quale "1. I consorzi stabili di cui agli articoli 34, comma 1, lettera c), e 36 del codice, eseguono i lavori o con la propria struttura o tramite i consorziati indicati in sede di gara senza che ciò costituisca subappalto, ferma la responsabilità solidale degli stessi nei confronti della stazione appaltante. 2. I consorzi stabili conseguono la qualificazione a seguito di verifica dell'effettiva sussistenza in capo alle singole consorziate dei corrispondenti requisiti. 3. Il conseguimento della qualificazione da parte del consorzio stabile non pregiudica la contemporanea qualificazione dei singoli consorziati, ma il documento di qualificazione di questi ultimi deve riportare la segnalazione di partecipazione ad un consorzio stabile...".

Ebbene, l'operatività del "cumulo alla rinfusa" per i consorzi stabili non può ritenersi, allo stato, venuto meno nel nuovo quadro ordinamentale conseguente alla entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici di cui al D.Lgs. n. 50/2016. Sotto tale profilo, va condiviso il ragionamento di parte ricorrente che, a sostegno di tale ermeneutica, trae argomenti dall'art. 83, comma 2, e dall'art. 216, comma 14, del citato decreto che sanciscono la vigenza del descritto principio - nelle more dell'adozione di specifiche disposizioni ministeriali su proposta dell'Anac - scolpito dall'art. 36, comma 7, del D.Lgs. n. 163/2006, richiamato a sua volta dall'art. 81 del D.P.R. n. 207/2010 (T.A.R. Lazio, Roma, n. 1324/2017).

Non ha pregio la tesi difensiva dell'amministrazione appaltante che limita l'applicazione del beneficio esclusivamente ai Consorzi stabili costituiti da non più di 5 anni - situazione nella quale non versa il Consorzio ricorrente - in virtù dell'art. 47, comma 2, del nuovo codice appalti vigente ratione temporis, antecedente alla novella attuata con il decreto correttivo D.Lgs. n. 56/2017.

Ed invero, il ragionamento seppur corretto in teoria, non esclude che vi sia contrasto tra disposizioni che ammettono il "cumulo alla rinfusa" incondizionatamente e a prescindere dalla data di costituzione del consorzio stabile (i citati art. 83, comma 2, art. 216, comma 14, del D.Lgs. n. 50/2016 ed il previgente art. 36, comma 7, del D.Lgs. n. 163/2006) e quella che, viceversa, ne ammette l'applicazione solo ai consorzi neocostituiti (art. 47, comma 2, prima della novella del 2017). In presenza di tale contrasto, va preferita l'interpretazione che salvaguardia la massima partecipazione delle imprese alle gare ad evidenza pubblica coerentemente, tra l'altro, con la previsione contenuta nell'art. 83, comma 2, del D.Lgs. n. 50/2016 che, nel prescrivere che i requisiti e le capacità per le qualificazioni devono essere attinenti e proporzionali all'oggetto dell'appalto, richiama l'interesse pubblico "ad avere il più ampio numero di potenziali partecipanti, nel rispetto dei principi di trasparenza e rotazione".

Va infine rammentato che la limitazione temporale di cui al citato art. 47 comma 2 è stata poi eliminata dal legislatore con il decreto correttivo di cui al D.Lgs. n. 56/2017 mostrando così di recepire il principio favorevole all'applicazione generalizzata del cumulo dei requisiti in capo ai consorzi stabili.

Infine, l'interpretazione sostenuta dalla parte ricorrente è corroborata dai chiarimenti forniti dall'Anac nel proprio comunicato dell'8 giugno 2016 "sulle questioni interpretative relative all'applicazione delle disposizioni del d.lgs. 50/2016 nel periodo transitorio".

In tal sede, in relazione al quesito su quali siano le norme applicabili alla qualificazione dei consorzi sino all'adozione delle linee guida previste dall'art. 82, comma 2, del D.Lgs. n. 50/2016, l'Anac ha rilevato che i requisiti sono individuati in linea generale dall'art. 47 del nuovo codice, aggiungendo che "l'art. 216, comma 14, prevede che fino all'adozione delle linee-guida previste dall'art. 83, comma 2, del codice (che attengono anche ai requisiti e alle capacità che devono essere posseduti dai consorzi) si applica la parte II, titolo III, del D.P.R. 207/2010. Tra queste disposizioni sono ricomprese anche quelle che disciplinano la qualificazione dei consorzi e, in particolare, l'art. 81, che, attraverso un rinvio recettizio, dispone che la qualificazione dei consorzi stabili avviene secondo le disposizioni dell'art. 36, comma 7, del codice".

Applicando tali coordinate normative ed ermeneutiche alla fattispecie, ritiene la Sezione che la dichiarazione di voler usufruire dei requisiti della indicata consorziata esecutrice, resa dal Consorzio in sede di partecipazione alla gara per cui è causa, costituisca elemento sufficiente ai fini della regolare partecipazione.

Per l'effetto, il ricorso va accolto con conseguente annullamento del provvedimento di esclusione del Consorzio ricorrente che, qualora non sussistano ulteriori ragioni preclusive, va riammesso in gara.

L'accoglimento della domanda impugnatoria rende superfluo l'esame della richiesta subordinata di risarcimento dei danni per equivalente monetario avanzata dalla parte ricorrente.

In applicazione del criterio della soccombenza ex artt. 91 c.p.c. e 26 c.p.a., la parte resistente va condannata al pagamento in favore della parte ricorrente delle spese processuali liquidate in dispositivo e al rimborso del contributo unificato ai sensi dell'art. 13, comma 6-bis.1 del D.P.R. n. 115/2002.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Prima), definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso in epigrafe e, per l'effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Condanna Ac. Ca. s.p.a. al pagamento delle spese processuali in favore del Consorzio Stabile Pu. Ca. che liquida in euro 2.000,00 (duemila/00), oltre accessori di legge e al rimborso del contributo unificato versato dalla parte ricorrente.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 21 giugno 2017 con l'intervento dei magistrati:

Salvatore Veneziano - Presidente

Gianluca Di Vita - Consigliere, Estensore

Olindo Di Popolo - Consigliere

Processo amministrativo - Notifica telematica - Pubblica Amministrazione - Indirizzo pec - Pubblici elenchi - Registro IPA - Aart. 16, co. 8, D.L. 29 novembre 2008, n. 185, conv. in L.n. 2/2009 - Esclusione dai pubblici elenchi

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

Sezione Terza

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;

sul ricorso numero di registro generale 870 del 2017, integrato da motivi aggiunti, proposto da:

Le.Ur. ed altri, rappresentati e difesi dagli avvocati Or.Ma.Ca. e Al.Wo., con domicilio eletto presso lo studio dell'avv. Al.Wo. in Palermo, via (...);

contro

Comune di Trapani, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituito in giudizio;

nei confronti di

Me. Soc. Coop.va, rappresentata e difesa dagli avvocati Lo.Bo. e Gi.Im., con domicilio eletto presso lo studio dell'avv. Gi.Im. in Palermo, viale (...);

per l'annullamento

per quanto riguarda il ricorso introduttivo:

a) della nota prot. n. 18959 del 23.2.2017, inviata all'a.t.p. odierna ricorrente con pec del 28.2.2017, con la quale il Comune di Trapani, ai sensi dell'art. 79 del d.lgs. n. 163/06, ha comunicato (tra gli altri) all'a.t.p. Ur. di aver disposto in data 15.11.2016 l'aggiudicazione definitiva della gara avente ad oggetto "conferimento incarico professionale per la revisione del piano regolatore generale del comune di Trapani" in favore del r.t.p. Ma.;

b) della determinazione dirigenziale n. 2379 del 15.11.2016 (conosciuta come detto solo il 28.2.2017) di aggiudicazione definitiva della gara;

c) del verbale di seduta riservata n. 1 del 2.2.2016;

d) del verbale n. 15 del 15.3.2016 di aggiudicazione provvisoria della gara in favore del r.t.p. Ma. e di tutti gli altri verbali di gara;

e) della nota prot. n. 64759 del 4.7.2016;

f) di ogni altro atto a questi presupposto, connesso o comunque consequenziale, ancorché non conosciuto, in quanto lesivo ivi incluso - laddove occorra e nei termini infra specificati - il bando e il disciplinare di gara;

nonché

la declaratoria d'inefficacia del contratto eventualmente sottoscritto medio tempore tra l'A.c. di Trapani e il r.t.p. Ma. e per l'accertamento del diritto dell'a.t.p. Ur. all'eventuale risarcimento dei danni subiti.

Per quanto riguarda i motivi aggiunti:

l'annullamento dei provvedimenti impugnati, meglio specificati nell'epigrafe e nel corpo del ricorso originario e dei presenti motivi aggiunti, dichiarando altresì inefficace il contratto sottoscritto tra l'A.c. di Trapani e il r.t.p. Ma. in data 30.12.2016 ai sensi e per gli effetti dell'art. 121, comma 1, lett. c) c.p.a.;

in via gradata, il subentro dell'a.t.p. Ur. al r.t.p. Ma. nell'esecuzione del contratto;

in via ulteriormente gradata, il risarcimento del danno, la cui entità la ricorrente si riserva di quantificare in corso di causa.

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Me. Soc. Coop.va;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 5 giugno 2017 la dott.ssa Caterina Criscenti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

I professionisti in epigrafe indicati, facenti parte di una costituenda associazione temporanea, si dolevano dell'aggiudicazione disposta dal Comune di Trapani in favore della società controinteressata e avente ad oggetto l'incarico di revisione del piano regolatore generale.

Si costituiva la controinteressata e la domanda cautelare proposta col ricorso principale veniva respinta con la seguente motivazione: Ritenuto che - riservando alla sede di merito la verifica in ordine alla regolarità della notificazione come eseguita nei riguardi del Comune di Trapani - la domanda cautelare non appare meritevole di accoglimento, in considerazione del fatto che le censure formulate non mirano alla riedizione della gara, in data 30 dicembre 2016 è stato già stipulato il disciplinare d'incarico con l'aggiudicataria e il raggruppamento ricorrente non ha formulato domanda di subentro (ord. n. 499/2017).

Nei motivi aggiunti, con i quali si enunciava domanda di subentro nel rapporto contrattuale, veniva nuovamente avanzata istanza cautelare.

Nella perdurante assenza del Comune di Trapani, il controinteressato, con memoria dell'1 giugno 2017, reiterava l'eccezione di nullità/inesistenza delle notificazioni eseguite nei confronti dell'amministrazione comunale agli indirizzi pec risultanti dal Registro IPA, dapprima formulata oralmente nella prima camera di consiglio fissata per la discussione della domanda cautelare.

Alla camera di consiglio del 5 giugno 2017, fissata per la trattazione della nuova domanda cautelare, la difesa della controinteressata ribadiva e documentava l'eccezione già formulata, mentre la difesa della ricorrente si limitava a sostenere la piena regolarità delle notifiche eseguite.

Avvisate le parti presenti della possibilità di definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, la causa è passata in decisione.

Il Collegio ritiene fondata l'eccezione di inammissibilità del ricorso per omessa notifica al Comune di Trapani.

Il D.M. 16 febbraio 2016, n. 40, recante le regole operative per l'attuazione del processo amministrativo telematico, all'art. 14 stabilisce che le notificazioni alle amministrazioni non costituite in giudizio sono eseguite agli indirizzi PEC di cui all'art. 16, comma 12, del D.L. n. 179 del 2012, conv. in L. n. 221/2012.

Il predetto comma 12 (come modificato da ultimo ad opera del D.L. n. 90/2014, conv. in L.n. 114/2014) onerava le amministrazioni pubbliche di comunicare entro il 30 novembre 2014 l'indirizzo di posta elettronica certificata ai fini della formazione dell'elenco presso il Ministero della Giustizia.

Il comma 1 bis,aggiunto all'art. 16 ter del medesimo D.L. n. 179 cit. dalla l.n. 114/2014, estende alla giustizia amministrativa l'applicabilità del comma 1 dello stesso art. 16 ter, a tenore del quale ai fini della notificazione si intendono per pubblici elenchi "quelli previsti dagli articoli 4 e 16, comma 12, del presente decreto; dall'articolo 16, comma 6, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, dall'articolo 6-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, nonché il registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal Ministero della giustizia". Non è più espressamente annoverato tra i pubblici elenchi dai quali estrarre gli indirizzi pec da utilizzare per le notificazioni e comunicazioni degli atti il registro IPA, disciplinato dall'art. 16, comma 8, D.L. 29 novembre 2008, n. 185, conv. in L.n. 2/2009.

Più precisamente, l'art. 16 L.n. 2/2009, al comma 8, prevedeva che tutte le amministrazioni pubbliche istituissero una casella di posta elettronica certificata e ne dessero comunicazione al Centro Nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, che così provvedeva alla pubblicazione di tali caselle in un elenco consultabile per via telematica.

L'elenco, l'IPA appunto, era stato dapprima equiparato agli elenchi pubblici dai quali poter acquisire gli indirizzi pec validi per le notifiche telematiche dall'art. 16 ter D.L. n. 179/2012. Ma quest'ultima disposizione è stata modificata dall'art. 45 bis,comma 2 lettera a) numero 1), D.L. n. 90/2014 nel senso sopra trascritto ed il registro IPA, che prima era espressamente contemplato, non è stato più richiamato dalla norma come novellata, che continua a richiamare l'art. 16 L.n. 2/2009, ma limitatamente al comma 6, che riguarda il registro delle imprese.

Ne discende che ai fini della notifica telematica di un atto processuale ad una amministrazione pubblica non potrà utilizzarsi qualunque indirizzo pec, ma solo quello inserito nell'apposito registro tenuto dal Ministero della Giustizia, al quale gli enti avrebbero dovuto comunicarli entro il 30 novembre 2014.

Nel caso in esame parte ricorrente ha notificato il ricorso principale e per motivi aggiunti esclusivamente agli indirizzi pec "Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo." e "Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo." risultanti dal registro IPA.

Si aggiunga che la controinteressata ha asserito e documentato, non contraddetta dalla parte ricorrente, che il Comune di Trapani non ha un indirizzo pec in pubblico elenco utilizzabile ai fini della notificazione in via telematica ex art. 16, comma 12, D.L. n. 179/2012.

In difetto di iscrizione del Comune di Trapani al registro PP.AA. formato dal Ministero della Giustizia (e consultabile anche dagli avvocati, oltre che dagli uffici giudiziari), la notificazione degli atti processuali poteva essere validamente eseguita solo con le tradizionali modalità cartacee.

Il ricorso, principale e per motivi aggiunti, deve, dunque, essere dichiarato inammissibile.

La novità e complessità della questione in rito giustifica la compensazione delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

Sezione Terza

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 5 giugno 2017 con l'intervento dei magistrati:

Solveig Cogliani - Presidente

Caterina Criscenti - Consigliere, Estensore

Maria Cappellano - Consigliere

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