CORTE D' APPELLO DI ________ SEZ. PENALE
P. P. N. ________ / ________ R.G. N.R.
P. P. N. ________ / ________ GEN. TRIB.

ATTO DI APPELLO

per il tramite della Cancelleria del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere

L'Avv. ________, del Foro di ________, con studio in ________, via ________, difensore di fiducia, giusta nomina e procura speciale in calce al presente atto, del Sig. Caio, nato a ________, il ________, residente in ________, via ________, domiciliato, ai fini del presente procedimento, a ________, in via ________,

dichiara

di proporre appello avverso la sentenza di condanna n. ________ emessa il ________ e pubblicata il ________ del Tribunale di ________ procedimento penale n. ________ R.G.N.R. e n. ________ R.G.Trib., con la quale il sig. Caio è stato dichiarato responsabile del reato di cui all'art. 646 c.p. e, per l'effetto, condannato alla pena di ________ anni di reclusione, per i seguenti

motivi

1. Errata applicazione dell'art. 646 c.p. e insussistenza del fatto per difetto del requisito dell'altruità della res

Con la presente impugnativa questa difesa intende far rilevare come, con il provvedimento contestato, il giudice di prime cure abbia erroneamente ritenuto sussistente nel caso sottoposto al suo esame il delitto di appropriazione indebita.

In particolare, dalla ricostruzione dibattimentale dei fatti è emerso che, l'imputato, quale datore di lavoro, ha trattenuto per sé, omettendo di versarle a un istituto di credito, somme di denaro detratte dallo stipendio della lavoratrice corrispondenti alla c.d. quota pignorabile, da quest'ultima ceduta all'istituto predetto a seguito dell'erogazione di un finanziamento.

A ben guardare, la condotta posta in essere dall'imputato giammai potrebbe integrare gli estremi del reato contestato, difettando un fondamentale elemento costitutivo dello stesso; ci si riferisce, in particolare, al requisito della “altruità” del denaro suppostamente appropriato.

L'interpretazione del requisito in parola è, invero, piuttosto dibattuta e ha conosciuto orientamenti giurisprudenziali altalenanti; nondimeno, a fugare ogni dubbio è intervenuta la recente giurisprudenza di legittimità cristallizzata peraltro in talune pronunce delle Sezioni Unite la quale, in modo inequivocabile, ha chiarito che l'altruità postula che il bene oggetto dell'appropriazione (rectius: il denaro) non faccia parte sin dall'origine del patrimonio del possessore, ma in esso confluisca dall'esterno, non ritenendosi più a tal fine sufficiente la mera sussistenza di un vincolo di destinazione.

In altri termini, perché il requisito dell'altruità possa dirsi configurato occorre un previo conferimento ab extrinseco di denaro, in esecuzione di un impiego vincolato: solo in tal caso l'accipiens che dia alla res una destinazione diversa e incompatibile con quella dovuta realizza un'autentica interversione del possesso penalmente rilevante.

Ai fini della nozione di altruità accolta nell'art. 646 c.p. non opera, dunque, la regola dell'acquisizione per confusione del denaro e delle cose fungibili nel patrimonio di colui che le riceve.

Argomentando a contrario, e con specifico riferimento alla vicenda de qua, poiché il denaro “trattenuto” dal datore di lavoro al dipendente rimane sempre nel patrimonio dell'agente confuso con tutti gli altri diritti e beni che lo compongono, il lavoratore non acquista alla scadenza la proprietà delle somme trattenute, né tantomeno il datore di lavoro perde la proprietà di tali somme.

Ne consegue l'impossibilità di integrazione del reato, attesa la perfetta sovrapponibilità che così si viene a determinare in capo al datore di lavoro tra possesso e proprietà.

Non potrà, dunque, ritenersi responsabile di appropriazione indebita colui che non adempia a obbligazioni pecuniarie cui avrebbe dovuto fare fronte con quote del proprio patrimonio non conferite e vincolate a tale scopo (Cassazione pen., Sez. Unite, 20 ottobre 2011, n. 37954; nonché Cassazione pen. Sez. Unite 19 gennaio 2005, n. 1327).

Ne discende che la incontrovertibile mancanza di uno degli elementi oggettivi del reato (altruità della res), impedisce di ritenere sussistente il reato contestato e, pertanto, l'imputato va assolto.

2. Irrilevanza penale dell'appropriazione omissiva

A ben guardare, ancorché l'argomentazione sopra esposta sia dotata di rilevanza assorbente rispetto alla ritenuta insussistenza del delitto in discussione, a ulteriore conforto della stessa, questa difesa non si può esimere dal fare talune brevi considerazioni in ordine all'elemento dell'appropriazione.

In tale direzione, il mero “non versare somme dovute” a opera dell'imputato rappresenta un contegno interamente omissivo dalla valenza ambigua che, così isolatamente considerato, non può ritenersi espressione della volontà di appropriarsi.

Sul punto, invero, la giurisprudenza nonché la dottrina maggioritaria convergono nel ritenere che la ritenzione non sia da sola sufficiente a integrare un'appropriazione punibile, occorrendo in proposito un quid pluris: e cioè, che la mancata restituzione della cosa sia accompagnata da una condotta che manifesti positivamente il rifiuto di restituire, come ad esempio il negare di avere mai ricevuto il possesso della cosa o il nasconderla, e situazioni simili (Cassazione pen., 2 luglio 2002, n. 26440).

Sulla scorta delle indicazioni della Suprema Corte, il mancato pagamento delle somme trattenute non è in grado di per sé di delineare un atto appropriativo penalmente rilevante ai sensi dell'art. 646 c.p., in quanto non seguito da comportamenti attivi e pregnanti, che esteriorizzino la volontà appropriativa.

Per questi motivi il sottoscritto procuratore

chiede

che l'Ecc.ma Corte d'Appello di ________ Voglia, in riforma della sentenza impugnata

in via principale

assolvere l'imputato con formula piena dal reato di cui all'art. 646 c.p., perché il fatto non sussiste;

in via subordinata

Concedere, in caso di decisione sfavorevole all'imputato, le attenuanti generiche visto lo stato d'incensuratezza e le modalità della condotta.

Luogo e data ________

Avv. ________

NOMINA DEL DIFENSORE Nomino mio difensore di fiducia l'Avv. ________ del Foro di ________, con studio in ________, alla via ________, conferendogli ogni più ampia facoltà di legge, inclusa quella di proporre impugnazioni in ogni stato e grado del procedimento, compresa la fase dell'esecuzione e della revisione.

Eleggo domicilio presso il suo studio professionale, sito in ________, alla Via ________.

Caio

________

per accettazione dell'incarico e autentica della firma

Avv. ________

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