Con una recente sentenza della quinta sezione della Corte di Cassazione (n. 9799 del 19 aprile 2017) ha dichiarato che la cartella esattoriale, che non sia stata preceduta da un avviso di accertamento, debba essere motivata in modo esatto, e che sia illegittima se manchi l’indicazione del tasso e della decorrenza impedendo al contribuente di verificare la correttezza degli importi operati dall’agenzia 

Corte di Cassazione, Sezione Tributaria civile

Sentenza 19 aprile 2017, n. 9799

Data udienza 24 novembre 2016

 

Sentenza Integrale

 

Cartella esattoriale - Pagamento degli interessi mancanza di riferimento - Riferimento alla sentenza - Omessa indicazione del tasso e della decorrenza - Non congruità della motivazione - Impossibilità per il contribuente di verificare la correttezza del calcolo degli interessi - Annullamento cartella esattoriale

 

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

 

SEZIONE TRIBUTARIA

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

 

Dott. CHINDEMI Domenico - Presidente

 

Dott. DE MASI Oronzo - Consigliere

 

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa - rel. Consigliere

 

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi - Consigliere

 

Dott. STALLA Giacomo Maria - Consigliere

 

ha pronunciato la seguente:

 

SENTENZA

sul ricorso 19206-2011 proposto da:

(OMESSO), (OMESSO), (OMESSO), elettivamente domiciliati in (OMESSO), presso lo studio dell'avvocato (OMESSO), rappresentati e difesi dagli avvocati (OMESSO), (OMESSO) giusta delega in calce;

- ricorrenti -

CONTRO

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI VARESE, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

- resistente con atto di costituzione -

avverso la sentenza n. 94/2010 della COMM.TRIB.REG. di MILANO, depositata il 31/05/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 24/11/2016 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO;

udito per i ricorrenti l'Avvocato (OMESSO) che si riporta e chiede l'accoglimento;

udito per il resistente l'Avvocato (OMESSO) che si riporta e chiede il rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. GIACALONE Giovanni, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso.

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE MOTIVAZIONE SEMPLIFICATA

  1. (OMESSO), (OMESSO) e (OMESSO) impugnavano la cartella esattoriale con cui era stato richiesto il pagamento di Euro 28.275,42 per interessi sostenendo che nella cartella era stato indicato che gli interessi stessi erano stati liquidati a seguito della sentenza n. 40/2/04 della CTP di Varese ma mancava qualsiasi riferimento al tasso ed alla decorrenza sicche' era da considerarsi priva di motivazione. La commissione tributaria provinciale di Varese accoglieva il ricorso. Proposto appello da parte dell'agenzia delle entrate, la commissione tributaria regionale della Lombardia lo accoglieva sul rilievo che, benche' la cartella facesse riferimento alla sola sentenza n. 40/2/04 della CTP di Varese, i contribuenti erano in condizione di contestare la pretesa tributaria sia perche' l'agenzia aveva inviato un fax, prima dell'emissione della cartella, con cui li aveva informati dello sgravio parziale della cartella inerente l'imposta di successione e dell'iscrizione a ruolo della residua somma dovuta per interessi, sia perche' l'Ufficio, costituendosi in giudizio, aveva chiarito quali fossero i termini del calcolo degli interessi.
  2. Avverso la sentenza della CTR propongono ricorso per cassazione i contribuenti affidato a tre motivi illustrati con memoria. L'agenzia delle entrate si e' costituita in giudizio al solo fine della partecipazione all'udienza a norma dell'articolo 370 c.p.c., comma 1.
  3. Con il primo motivo deducono nullita' della sentenza, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all'articolo 112 c.p.c., per aver omesso la CTR di pronunciarsi in ordine allo specifico rilievo afferente il fatto che mancava nella cartella ogni riferimento al tasso ed alla decorrenza degli interessi.
  4. Con il secondo motivo deducono omessa o insufficiente motivazione, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, su un punto decisivo della controversia poiche' la CTR non ha spiegato le ragioni per le quali essi ricorrente dovevano ritenersi essere a conoscenza del tasso e della decorrenza degli interessi applicati.
  5. Con il terzo motivo deducono violazione di legge, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione alla L. n. 241 del 1990, articolo 3, commi 1 e 3, e L. n. 212 del 2000, articolo 7. Sostengono i ricorrenti che la cartella di pagamento, mancando di qualsiasi indicazione del tasso e della decorrenza degli interessi applicati, non aveva loro consentito di conoscere il contenuto reale dell'atto.
  6. Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente di data 14.9.2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.
  7. Osserva la Corte che i motivi di ricorso debbono essere esaminati congiuntamente in quanto sottendono la medesima questione giuridica. Dalla sentenza impugnata si evince che la cartella riferita al pagamento degli interessi conteneva il solo riferimento alla sentenza n. 40/2/04 della CTP di Varese ma mancava qualsiasi riferimento al tasso ed alla decorrenza. Ora, la cartella esattoriale, quando essa non sia stata preceduta da un avviso di accertamento, deve essere motivata in modo congruo, sufficiente ed intellegibile, tale obbligo derivando dai principi di carattere generale indicati, per ogni provvedimento amministrativo, dalla L. n. 241 del 1990, articolo 3, e recepiti, per la materia tributaria, dalla L. n. 212 del 2000, articolo 7 (Cass. n. 26330 del 16/12/2009). Nel caso che occupa, mancando l'indicazione del tasso e della decorrenza, i contribuenti non sono stati posti nella condizione di calcolare la correttezza del calcolo degli interessi operato dall'agenzia sulla base della somma dovuta a titolo di imposta di successione secondo la sentenza 40/2/04 della CTP di Varese. A nulla rileva, dunque, che l'Ufficio solo in sede di controdeduzioni abbia esplicitato i criteri applicati e neppure che l'agenzia avesse inviato un fax con cui aveva preannunciato l'iscrizione a ruolo degli interessi, posto che nemmeno con tale atto aveva illustrato gli elementi su cui il calcolo era basato.
  8. Il ricorso va, dunque, accolto nei limiti della non debenza degli interessi e l'impugnata sentenza cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, a norma dell'articolo 384 c.p.c., comma 2, ed il ricorso originario dei contribuenti va accolto. Le spese processuali dei giudizi di merito si compensano tra le parti in considerazione delle alterne vicende processuali e quelle di questo giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso originario dei contribuenti dichiarando non dovuti gli interessi. Compensa le spese processuali relative ai giudizi di merito e condanna l'Agenzia delle Entrate a rifondere le spese processuali di questo giudizio che liquida in complessivi Euro 5.000,00, oltre al rimborso forfettario delle spese generali nella misura del 15% ed agli accessori di legge.

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