La Nullità del Matrimonio Canonico

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L’Avv. Teresa Nicoletti, componente dello studio ServizioLegale.it è specializzata in Diritto Canonico e Diritto di Famiglia.
Particolare attenzione è dedicata alle cause di nullità del matrimonio e agli effetti connessi, alle modalità di svolgimento del processo ecclesiastico.
 
La  delibazione della sentenza di “nullità del matrimonio, da non confondere con l’annullamento di matrimonio” (si tratta di un’espressione errata perché la Chiesa non può annullare un matrimonio costituitosi validamente ed eventuali cause che hanno determinato la successiva rovina del coniugio non sono rilevanti al fine della declaratoria di nullità), emessa dai Tribunali della Chiesa non è riconosciuta re ipsa dallo Stato, pertanto, affinché si abbia il riconoscimento della sentenza ecclesiastica di nullità del matrinomio occorre esperire il procedimento di delibazione presso la compente Corte d’Appello italiana previsto dall’art. 8 n. 2 dell’Accordo di Modifica del Concordato Lateranense del 18/02/1984 e del relativo Protocollo Addizionale, ratificato con Legge n. 121/1985.
La sentenza di delibazione ha i seguenti effetti:
· non è più necessario, dopo la separazione, procedere al divorzio;
· la delibazione della sentenza ecclesiastica, prima che la sentenza di divorzio diventi definitiva, travolge gli effetti patrimoniali della sentenza divorzile.
Viene meno ogni obbligo di solidarietà e di mantenimento verso l’altro coniuge.
la delibazione invece non pregiudica i diritti dei figli ed il loro status di figli legittimi.
Rimane inalterato in capo ai genitori il mantenimento dei figli.

Fatti salvi gli effetti verso i terzi in buona fede e il risarcimento al coniuge incolpevole per matrimonio putativo.
La delibazione tuttavia viene negata dalla Corte d’Appello quando ravvisi la contrarietà con l’ordine pubblico 
italiano e nelle ipotesi delle dispense pontificie per il matrimonio “rato e non consumato”.
 
Quali sono i motivi di nullità del Matrimonio??

La revoca dell'assegno di mantenimento formula dell'atto

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L'assegno di mantenimento, disposto in favore del coniuge o dei figli a seguito di separazione personale o di divorzio può essere oggetto di modifica e/o di revoca, in caso di circostanze e fatti nuovi che costituiscono condizione necessaria per procedere alla modifica delle situazioni determinate in sede consensuale e/o giudiziale.
La parte interessata, in presenza di motivi sopravvenuti idonei a modificare le condizioni economiche e patrimoniali esistenti al momento della determinazione del quantum dell'assegno, può presentare istanza al Tribunale territorialmente competente, chiedendo ex artt. 337-quinquies c.c. e 710 c.p.c. (o art. 9 della l. n. 898/1970 per l'assegno divorzile), la revisione (e/o la revoca) dell'assegno, allegando le prove documentali delle circostanze che hanno determinato la richiesta (Cass. n. 2338/2006; Cass. n. 10720/2013). Segue formulario giuridico.

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